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18 Novembre 2019
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la Peste del 1348 e il Decameron

Firenze città ricca di storia

Preparate le valigie perché, con l’immaginazione, vi porterò indietro nel tempo: più precisamente al 1348, una data cosi importante che lasciò un’impronta indelebile e ha cambiato il corso della storia medioevale. Un anno che ancora porta gli appassionati e gli studiosi a pensare alle implicazioni dell’accaduto.
Siamo nel periodo Medioevale e ci troviamo a Firenze, una delle città più ricche d’Italia se non dell’Europa intera. Le Arti e i Mestieri avevano sviluppato la crescita in ogni sua forma e la sua forza mercantile, commerciale, politica e culturale era ben nota in tutta la penisola.
Ma come tutto il resto d’Europa, dovette affrontare un radicale cambiamento.

1348 la Peste Nera

Ma come un fulmine a ciel sereno può sorprendere all’improvviso, così la peste nera fece con prepotenza e violenza la sua comparsa.
Si servì di marinai provenienti dal Mar Nero, giunti dall’antico Catai, per portare questa piaga. Yersinia Pestis questo è il batterio che portò alla morte circa venticinque milioni di persone solo in Europa, senza contare gli oltre ventitré milioni in Asia.
I sintomi del contagio erano evidenti: influenza, febbre alta, comparsa di bubboni pieni di pus, ematomi ,arresto cardiaco o insufficienza respiratoria. La peste non risparmiava nessuno, non aveva pietà ne tanto meno si poteva trovare una via d’uscita. Nel giro di pochissimo tempo lo scenario divenne davvero catastrofico, non esisteva nessuna medicina e la chiesa era inerme a cosi tanta devastazione.
I vivi aspettavano solo di morire, i ricchi spendevano tutto quello che avevano per isolarsi dalle città appestate. I pochi che erano scampati al contagio evitavano contatti con gli infetti anche se questi potevano essere loro parenti o amici.
Il degrado più profondo e l’ignoranza assoluta era il principale sottofondo che contornava la loro mente. Nessuno aveva più pudore si viveva alla giornata aspettando solo che la morte arrivasse.
Che fosse il castigo di Dio? Che il Giudizio incombesse su di loro? Troppe domande senza risposta e in molti persero la fede. Oltre a questa perdità aumentò anche l’astio nei confronti dei forestieri che in molti pensavano fossero forieri della malattia.
In realtà questo batterio micidiale, ancora all’epoca sconosciuto, proveniva dalle pulci che si trovano nei topi e che entravano in cerca di calore nelle case per poi infettare l’uomo.

Decameron

Il Decameron o Decamerone, è uno dei più importanti testi del 1300, così fondamentale da aver ispirato, successivamente, autori del calibro di Chaucer, oltre che essere il primo libro in Volgare italiano.
Le vicende narrate in questo volume narrano la storia di dieci giovani, sette ragazze e tre ragazzi che, dopo essersi rifugiati fuori da Firenze, narrano, a turno, una storia ciascuno al giorno, per ingannare il tempo e per attendere la fine dell’epidemia.

Ma di cosa parla realmente il Decameron? Il Decameron è un confronto tra la Fortuna e la Natura, coloro che comandano il mondo o, come riportato nel libro “le due ministre del mondo”. In esse ci sono i motori della narrazione e le soluzioni delle storie stesse. Una, la fortuna, è l’evento in aspettato, spesso positivo, che riesce a risolvere la narrazione e si integra alla natura e alle sue forze primordiali, quali l’amore e il dolore, che dominano l’anima dell’uomo e muovo le sue passioni e i suoi istinti.

I personaggi del Decameron sono tutti di estrazione nobili e ricchi delle più positive virtù: intelligenza, bellezza, arguzia. Doti necessarie, perché in questi dieci ragazzi, vede la forza che rianimerà e riporterà in auge il mondo. Non molto dissimile dai pensieri moderni sulla salvezza della razza umana, non è vero?

Col passare della peste, che non dimentichiamo che non abbandonò per oltre tre secoli l’Europa e ciclicamente continuò a colpire i vari stati, Boccaccio cominciò la stesura del suo libro, che si ipotizza completò intorno al 1351 o 1353. Questo librò subì, per molto tempo, una forte censura, soprattutto da parte della Chiesa, per il forte erotismo bucolico di cui era infarcito e per le idee “radicali” che conteneva, nonché per gli sberleffi ai ministri della Chiesa e per il fatto di mettere al centro dell’attenzione l’uomo.

 

Sta di fatto, come affermano ora molti storici, tra cui il prof. Alessandro Barbero, che la peste sia stato un passaggio necessario per la società del 1300. Là dove le risorse erano poche, dove il cibo scarseggiava, ora c’era carne per tutti, le condizioni di vita migliorarono considerevolmente e altrettanto fecero le condizioni igieniche. Come una sorta di livella per il mondo, la Peste Nera fu necessaria per aumentare l’aspettativa di vita delle generazioni successive, rese più forti da, soprattutto, una maggiore consapevolezza di se.

 

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