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Storia e curiosità del Corridoio Vasariano

Il Corridoio Vasariano: overview

Nel cuore della Firenze medioevale si estende il Corridoio Vasariano, un passaggio sopraelevato lungo un chilometro che mette in collegamento la Galleria degli Uffizi con Palazzo Pitti. Anche detto “Percorso del Principe“, è un gioiello suggestivo che si snoda sulle arcate del Lungarno e sale anche su Ponte Vecchio e che vi permetterà di entrare in contatto con la realtà artistica della città del Giglio, grazie alla sua natura oggi adibita a museo: un angolo da non lasciarsi sfuggire durante la visita alla città, dunque, grazie alla sua più grande collezione di autoritratti mondiale (con artisti che vanno da Andrea del Sarto a Bernardo Strozzi, da Rubens a Chagall) e a una parte adibita ai ritratti del XVII e del XVIII secolo. La raccolta è stata cominciata nel XVII secolo direttamente dal cardinale Leopoldo de’ Medici (1617-1675), pro-pronipote del celebre Cosimo I (1519-1574), primo Granduca di Toscana.

L’entrata al Corridoio è locata al primo piano della Galleria degli Uffizi, e vi condurrà verso una dimensione spaziale completamente diversa da quella del famoso museo: un’atmosfera silenziosa e quasi irreale, strappata alla calca turistica e vociante. Un percorso elitario, che può ospitare fino a 125 persone alla volta per motivi di sicurezza, e che alla fine vi porterà direttamente nel Giardino di Boboli, parco storico cittadino nato come giardino di Palazzo Pitti e dalla deliziosa composizione architettonico-paesaggistica ricca di statue.

 

ATTENZIONE:

Il Corridoio Vasariano è al momento chiuso per lavori di restauro. La riapertura al pubblico è prevista per la seconda metà del 2020

Storia del Corridoio Vasariano

Fu proprio il già citato Cosimo I de’Medici nel 1565 a richiedere al pittore, architetto e storico dell’arte Giorgio Vasari (1511-1574) di realizzare un’opera commissionata per il matrimonio tra Francesco de’Medici, figlio del granduca, e Giovanna d’Austria, figlia dell’imperatore del Sacro Romano Impero Ferdinando I d’Asburgo. I tempi di richiesta furono stretti, ma l’architetto riuscì a portare a termine l’opera entro il giorno del matrimonio, il 16 dicembre, in soli cinque mesi.

Già in partenza, lo scopo del Corridoio da parte di Cosimo fu quello di permettere alle autorevoli personalità medicee di potersi spostare in totale sicurezza dalla residenza di Palazzo Pitti alla sede del governo, storicamente fissata in Palazzo Vecchio. Ciò era dovuto ai turbolenti trascorsi della terza Repubblica fiorentina che, fondata nel 1527, dovette divenire signoria medicea con la sconfitta contro le truppe tedesche e spagnole inviate dall’imperatore Carlo V e dal papa Clemente VII.

Una volta ultimato, il Corridoio Vasariano venne utilizzato come strategia di fuga per Francesco I, figlio di Cosimo, in situazioni di particolare pericolo, come postazione separata e privilegiata per l’intera famiglia nelle Domeniche di Messa, dal quale si poteva fruire della celebrazione entro la chiesa di S. Felicita, e, infine, come vanto per le bellezze cittadine e per le opere d’arte che pian piano andavano raccogliendosi grazie al mecenatismo e al collezionismo di Cosimo e dei suoi discendenti, già cominciato quasi un secolo prima a opera di Lorenzo il Magnifico. E non solo: feste e banchetti erano soliti animare il Percorso dei Principi in occasioni celebrative e festive. Come scrive infatti Don Antonio de’Medici, nipote di Cosimo, nel suo “Al Casino di San Marco”  (palazzo mediceo di fine Rinascimento):

passò da Firenze in questi giorni anche l’Arciduca Massimiliano […] Il Granduca per dimostrargli la sua gratitudine […] volle invitarlo ad un banchetto imbandito nel Palazzo degli Uffizi, nella sala di congiunzione al corridoio […] Finito il banchetto fecegli mostra del magistero degli Uffizi e dei tesori della galleria, addove l’Arciduca esternò grande ammirazione ai capi d’arte di pittura e di scultura che vi si trovavano“.

Il Corridoio ottenne pienamente il suo status museale con l’unità d’Italia, quando venne trasformato, nel 1866, in un prolungamento della Galleria degli Uffizi.

Nel 1938, inoltre, Mussolini fece realizzare due finestre panoramiche sull’Arno in occasione della visita di Hitler (che sarebbe avvenuta pochi mesi più tardi) per stringere il patto tra Italia e Germania che più avanti sarebbe stato conosciuto come Asse Roma-Berlino (1936). Si dice che la vista fu talmente gradita che forse fu proprio questo il motivo per cui fu l’unico ponte a sopravvivere alla distruzione, sorte che toccò invece a tutti gli altri dopo la ritirata tedesca.

Infine, il Percorso fu pesantemente danneggiato da un attacco terroristico mafioso nel maggio 1993, quando un’auto carica di esplosivo venne fatta saltare in aria vicino alla Torre dei Pulci e causando la morte di cinque persone. Non solo l’architettura del Corridoio ne risentì, ma anche numerosi dipinti al suo interno, che sono stati tuttavia ricostruiti e posizionati nei loro punti originali.

Curiosità

La costruzione del Corridoio costrinse il mercato delle carni tradizionalmente radicato sul Ponte Vecchio a trasferirsi, facendo sì che al suo posto si stabilissero le più signorili botteghe di orafi che ancora oggi sono internazionalmente associate al Ponte.

E il mercato non fu l’unico a dover subire dei cambiamenti, in quanto con la sua mirabile opera d’ingegno e velocità, Vasari fu costretto a dover abbattere intere case e torri medievali: l’unica eccezione fu consentita alla famiglia Mannelli, che si oppose fermamente alla distruzione della propria abitazione all’estremità del Ponte Vecchio. Si dice che Cosimo apprezzò il loro coraggio e permise al suo architetto di girare attorno alla casa.

Infine, è interessante sottolineare che gli storici credono che nel corridoio fossero posizionate delle panchine per permettere ai signori medicei di riposarsi lungo il kilometro di cammino.

Filippo Calabrese
Filippo Calabrese
Poeta, musicista, sportivo, appassionato d'arte, sommelier e buongustaio... non sono niente di tutto ciò. Tranne l'ultima :)

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