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Scoppio del Carro di Firenze: Origine e significato

SCOPPIO DEL CARRO DI FIRENZE: UN EVENTO TRA RELIGIONE E FOLKLORE

La città di Firenze è un meraviglioso crogiolo di tradizioni centenarie che, durante determinati periodi dell’anno, si ripetono nella loro rappresentazione per il divertimento di grandi e piccini, di fiorentini e turisti accorsi per l’occasione, rafforzando il legame tra puro divertimento e rievocazione della propria storia che spesso si intreccia con il mito impreziosendosi ulteriormente.
Lo Scoppio del Carro, ad esempio, durante la messa del giorno di Pasqua, rappresenta un validissimo esempio di tradizione religiosa, fortemente sentita, che si lega a doppio filo con un certo tipo di superstizione popolare di tipo medievale.

Tutto ciò poco conta per di coloro che assistono a questo suggestivo evento, la voglia di conoscerne le origini lascia il posto, molte volte com’è giusto che sia, allo stupore e al senso di appartenenza campanilistico che lega ognuno ai propri concittadini e alla città stessa.

ORIGINI DELLA TRADIZIONE DELLO SCOPPIO DEL CARRO DI FIRENZE

L’origine dello Scoppio del Carro è antichissima, risalente addirittura alla prima crociata voluta da Papa Urbano II per liberare Gerusalemme dagli infedeli. I crociati, guidati da Goffredo da Buglione, partirono nel 1097 e riuscirono ad espugnare la città Santa nel 1099. Si narra che il primo ad entrare, coraggiosamente, oltre le mura della città e a piantare la bandiera con la croce cristiana fu il fiorentino Pazzino de’ Pazzi, comandante delle milizie fiorentine presenti, e, per questo atto eroico, il comandante Goffredo da Buglione gli donò tre schegge di pietra silicea del Santo Sepolcro.

Nel 1101 Pazzino tornò a Firenze e consegnò la sua preziosa reliquia, posta in un pregiato cofanetto, alle autorità ecclesiastiche che decisero allora di riprendere, il sabato di Pasqua all’interno della Cattedrale fiorentina, una tradizione che era già ampiamente diffusa a Gerusalemme fin dal IV secolo, più precisamente quella che prevedeva di distribuire alla popolazione il fuoco acceso dallo sfregamento delle schegge di pietra provenienti dal Santo Sepolcro. Questo atto mirava a ricordare, proprio come fa una fiamma appena accesa, la resurrezione di Cristo e, ovviamente, tutta la popolazione avrebbe voluto attingere a quel fuoco per mantenerlo vivo nelle proprie case durante le celebrazioni pasquali.
Per venire incontro a coloro che, per un motivo o un altro, non potevano recarsi nella Cattedrale e prendere il fuoco sacro, la famiglia Pazzi, orgogliosamente desiderosa di mantenere vivo anche il ricordo del proprio antenato, fece allestire un carro addobbato con cura che, attraversando le strade della città, portava il fuoco acceso con le sacre pietre a tutti coloro che lo desideravano.

La storia del carro addobbato seguì, negli anni, le alterne fortune della famiglia Pazzi: a metà del ‘500 il carro da itinerante divenne stanziale davanti al Battistero e addobbato di mortaretti che, esplodendo, dovevano simbolicamente portare il fuoco santo anche a coloro che si trovavano nella periferia della città.

 

Per motivi di sicurezza, in seguito, il carro venne rinforzato e rialzato fino a tre piani, tanto che quello odierno è ancora il carro fatto costruire dai Pazzi nel ‘600 opportunamente custodito e preservato di anno in anno.

QUALE SIGNIFICATO ASSUME OGGI LO SCOPPIO DEL CARRO DI FIRENZE E QUANTO E’ IMPORTANTE CHE LA COLOMBINA TERMINI POSITIVAMENTE IL SUO PERCORSO

Oggi la cerimonia non si discosta molto da quella passata: il sabato Santo il Cardinale Arcivescovo accende in un braciere il fuoco sacro con le pietre del Santo Sepolcro, esso viene poi portato all’interno della Cattedrale e vegliato per tutta la notte con riti di preghiera. La mattina di Pasqua il carro addobbato, seguito dal corteo storico della Repubblica fiorentina, viene posto tra il Duomo e il Battistero.

Mentre si svolge la Messa di Pasqua, al momento del Gloria, l’Arcivescovo accende con il fuoco sacro la miccia collegata ad una Colombina – simbolo di pace e della Pasqua – che viene così spinta verso il carro che si trova all’esterno, qui iniziano ad esplodere i diversi fuochi d’artificio che lo compongono per diversi minuti. La Colombina dovrà poi ritornare verso l’Altare Maggiore: se riesce a compiere il suo viaggio di ritorno sarà un buon auspicio, altrimenti sarà simbolo di un presagio negativo.
L’origine di questa credenza è davvero antica e, ormai, profondamente radicata: infatti, risale ai tempi del Medioevo, quando le popolazioni davano un significato specifico a tutti gli eventi naturali o, in qualche modo, collegati alla religione. Il più delle volte, secondo queste credenze, un presagio infausto avrebbe portato un anno di scarso raccolto nei campi e, quindi, di carestia: è facilmente intuibile, quindi, perché si auspicasse in un presagio positivo, per avere un anno ricco di viveri e fortunato sotto tutti gli altri punti di vista.
Esattamente come avviene, ad esempio, a Napoli con l’ampolla contenente il sangue di San Gennaro che per essere di buon auspicio dovrebbe sciogliersi, è fondamentale per i fiorentini e le loro credenze che la Colombina termini interamente il suo percorso di ritorno verso l’altare Maggiore. Ci furono degli anni in cui la tradizione non andò a buon fine e, in effetti, il presagio negativo che ciò prevedeva si realizzò in tutta la sua interezza. Ad esempio, nel 1940 la Colombina non terminò il suo viaggio di ritorno e, dopo breve tempo, Firenze e l’Italia tutta si ritrovarono nel mezzo della seconda guerra mondiale. Dopo poco più di un ventennio, nel 1966, l’episodio si ripeté e tutti, non solo i fiorentini, si ricordano cosa successe in quell’anno: il fiume Arno straripò arrecando danni enormi alla città ancora oggi ben visibili.
E’ facile immaginare, allora, quale sia lo stato d’animo dei cittadini di Firenze durante questa emozionante cerimonia, ma, aldilà delle credenze popolari, lo Scoppio del Carro di Firenze è, ogni anno, una grande celebrazione religiosa e la manifestazione di un’unione salda tra la popolazione e le proprie tradizioni.

1 Comment

  1. […] In merito a questa curiosa scultura, si dice che attorno al 1400, quando era in corso la costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, in una casa di fronte abitasse un sarto gelosissimo della sua avvenente moglie, la quale sembra avesse una relazione con il Capomastro dell’Opera del Duomo. Questo signore, a feroce beffa del sarto, avrebbe posto la testa cornuta proprio rivolta verso le finestre del geloso marito, a perenne allusiva derisione. Sebbene questa storia possa sembrare divertente (forse non per il sarto), si pensa che si tratti più che altro di una storia di fantasia. Una spiegazione più verosimile vorrebbe infatti che il bue fosse stato inserito semplicemente come tributo agli animali, un po’ come segno di buon auspicio. Daltronde lo sappiamo: noi fiorentini siamo ben legati ai gesti di buon auspicio (leggi il nostro articolo sullo Scoppio del Carro). […]

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